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Autore: ENZO PEDROCCO

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05/01/2007 - Porta a porta per stanare gli evasori della Tia

Tratto da "Il Gazzettino" del 05/01/2007

2007, obiettivo differenziata. Dopo aver chiuso il bilancio in pareggio - è la prima volta dopo anni di "buchi": nel 2004 la perdita fu di 6 milioni, nel 2005 di un milione e mezzo - Vesta si prepara a intensificare la raccolta differenziata dei rifiuti a cominciare dal mercato di Rialto, a migliorare in centro storico il servizio dei cosiddetti "ingombranti", a potenziare i controlli. Anche sul fronte dell'evasione: «In sei mesi - dice Andrea Razzini, dal luglio 2005 amministratore delegato di Vesta, circa 190 milioni di fatturato nel 2006, 1400 dipendenti - abbiamo recuperato 1 milione e mezzo di euro di tariffe non pagate».
Razzini, come siete riusciti a chiudere il bilancio in pareggio?
«Dal luglio 2005, con il cambio di management, sono state intraprese nuove operazioni: riorganizzazione interna, aumento dei controlli sui costi, rispetto delle azioni di budget e razionalizzazione, incentivazione dell'uscita di chi poteva andare in pensione e sostituzione con personale più giovane. Inoltre sono stati raggiunti i primi obiettivi di co-incenerimento del Cdr che Vesta produce a Fusina, e si è cominciato ad avviare lotte specifiche contro l'evasione delle nostre tariffe. Abbiamo anche riavviato un dialogo, crediamo costruttivo, con le organizzazioni sindacali. E ci prepariamo ad ulteriori azioni di risanamento».
Non c'è il rischio di compromettere i servizi agli utenti?
«L'attenzione ai servizi erogati non può essere indebolita data la natura municipale e pubblica della nostra azienda. Vesta garantisce tantissimi servizi specifici per la città di Venezia e questo ovviamente si riflette sui corrispettivi: il Comune di Venezia ha riconosciuto solo due adeguamenti tariffari per la Tia dal 1999 (anno di introduzione della Tariffa igiene ambientale) al 2006. Ebbene, gli adeguamenti riconosciuti non raggiungono nemmeno l'incremento Istat subìto invece sul versante dei costi (che supera l'11\% cumulato) né quello del paniere di settore delle aziende ambientali che sconta aumenti superiori al 27\%».
E in più ci sono i servizi per i turisti: alla lunga non c'è il rischio che debbano pagare i residenti?
«La crescita imponente del fenomeno turistico a Venezia richiede risorse e continui servizi aggiuntivi ed emergenziali con scarse possibilità di recuperarne direttamente e rapidamente i costi, se non a prezzo di pesanti trasferimenti comunali. La scelta di avere una tariffa socialmente competitiva portata avanti negli anni dal Comune di Venezia - che è la dodicesima città italiana per costo della tariffa Tia applicata alle famiglie, secondo Mediobanca, nel 2005 - va capita e rispettata. Ma vanno anche riaddebitati i costi a chi produce rifiuti o a chi adotta comportamenti inefficienti o impropri, siano essi residenti, pendolari, imprese o turisti».
Tra i comportamenti impropri la scarsa attitudine a separare in casa, ma anche nei locali commerciali, i rifiuti . Rischiamo l'ecotassa?
«C'è stata una proroga, ora l'obbligo è di raggiungere nel 2007 la soglia non più del 35\% ma del 40\% di differenziata. Se non ci riusciremo, nel 2008 scatterà l'ecotassa. Ma bisognerà tenere presente che Venezia, anche per la raccolta dei rifiuti , è imparagonabile a qualsiasi altra città. Comunque quest'anno prevediamo di portare a regime la raccolta differenziata per la città di Venezia. Se tutti contribuissero in maniera puntuale, soprattutto i grandi utenti commerciali e delle categorie produttive, il modello garantirebbe il raggiungimento teorico del 45\%. Ci vuole tempo e pazienza, certamente anche noi possiamo migliorare ancora i servizi».
Appunto: quasi ogni giorno una segnalazione di rifiuti lasciati in calle.
«Questa è l'unica città al mondo con un modello di raccolta che garantisce il prelievo dei rifiuti 6 volte alla settimana, con 242 netturbini solo a Venezia contro i 45 della terraferma. Quest'anno metteremo a punto il sistema e introdurremo anche nuove iniziative dedicate. Ad esempio la ristrutturazione del servizio ingombranti: teniamo presente che ci sono periodi in cui gli "abbandoni" raggiungono livelli record, lo scorso aprile solo a Cannaregio siamo intervenuti 500 volte. Per gli "ingombranti" stiamo pensando di estendere il servizio anche il sabato e la domenica, chiedendo solo per questi due giorni un contributo per il servizio che nel resto della settimana è gratuito fino a un metro cubo».
Per la differenziata non potreste cominciare dai grandi produttori?
«Partiremo sicuramente dal mercato di Rialto per almeno due frazioni di rifiuti . E ora che abbiamo avuto l'incarico, avvieremo e miglioreremo i controlli di polizia ambientale. Al Lido, poi, dobbiamo completare l'ecocentro».
C'è tanta gente che non paga il servizio rifiuti ?
«I controlli in questo campo sono già iniziati: negli ultimi sei mesi del 2006 abbiamo recuperato un milione e mezzo di euro di Tia non pagata, soprattutto da utenti commerciali e di categorie economiche».
Andrà in porto il progetto di fusione con le aziende del Mirese e di Chioggia?
«Se i consigli comunali lo approveranno, si troveranno proprietari della prima azienda del Veneto - e la settima a livello nazionale - nel campo dei servizi ambientali e dei servizi idrici. Ma il punto è un altro: il mercato in cui operiamo è in grande evoluzione, ci piacerebbe che le leggi al vaglio del Parlamento non penalizzassero le realtà aziendali pubbliche».
Alda Vanzan

 

31/12/2006 - Venezia, per la svolta non bastano le grandi opere

Tratto da "Il Gazzettino" del 31/12/2006

Se il 2006 doveva essere l'anno della svolta per Venezia, la svolta non c'è stata. È stato l'anno del Mose, della polemica con Roma sul cinema, dell'avvio del nuovo Palazzo del Lido, della riapertura di Palazzo Grassi e del dibattito culturale e politico sul futuro di Punta della Dogana, ma non è stato ancora l'anno del ponte di Calatrava (questione di giorni). Come dire: tutti i progetti importanti sono arrivati da fuori. Il Mose l'hanno voluto i governi di centrodestra e centrosinistra, per riaprire Palazzo Grassi c'è voluto Pinault e per Punta della Dogana, se non sarà Pinault, toccherà comunque a una cordata non veneziana, guidata dalla Guggenheim. Aeroporto e Porto hanno visto aumentare i loro traffici, ma i trasporti locali soffrono ancora del sovraccarico dei turisti. Si sono messe le basi per ristrutturare il Tronchetto, per il people mover, per il tram e per un nuovo parcheggio in Marittima, ma la mobilità delle persone e la distribuzione delle merci in centro storico non sono ancora state riorganizzate. Che fine ha fatto il vecchio piano sulla logistica? Quando partiranno i nuovi terminal di Fusina e Tessera che toglieranno il centro storico dalla dipendenza dal Ponte della Libertà, l'unico cordone ombelicale che tiene unite la città di mare e la città di terra? È stata avviata la raccolta differenziata, ma c'è ancora chi differenzia a modo suo, gettando le immondizie in canale dalla finestra di casa o chi intende il porta a porta come portare i rifiuti davanti la porta di casa del vicino. Ciascuno può vedere con i propri occhi e giudicare quello che è stato fatto, quello che non è stato fatto e intuire quello che si farà. Ma Venezia non è solo progetti visibili, non è solo eventi, feste e cultura. Il 2006 non è stato l'anno della svolta perché non basta un'opera o un progetto per cambiare marcia, non si può fissare la svolta su una data del calendario. Il vero male di Venezia in realtà serpeggia sotto e sembra muoversi come i topi nelle calli, strisciando lungo i muri. Per questo male ci vuole una cura lunga che ancora non si vede. Nei giorni che hanno preceduto le festività natalizie, passeggiando per il centro storico, si transitava in calli e campi pressoché deserti. È la conferma che la vita e la vitalità di questa città dipendono dai turisti. Si sapeva, ma scoprirlo "sul campo" fa sempre un certo effetto.
Di nuovo c'è che nel 2006 è parso di respirare una rassegnazione crescente da parte dei veneziani. Le solite battaglie - contro il moto ondoso, contro lo spopolamento, contro la deriva turistica - paiono combattute da un esercito logoro e in disarmo.
Se nessuno - cittadino o istituzione - reagisce quando un hotel trasforma in camere appartamenti destinati all'edilizia residenziale; se nessuno si domanda perché mai i veneziani, con operazioni urbanistiche non accompagnate da trasformazioni sociali, dovrebbero rassegnarsi a trasferirsi ai margini della città (Santa Marta, Celestia, Giudecca) perché i sestieri centrali ormai territorio di seconde case e bed & breakfast; se nessuno si chiede di chi è la responsabilità di decine e decine di milioni di euro di legge speciale (soldi pubblici) elargiti in 30 anni anche per fermare l'esodo demografico ed economico, ma evidentemente spesi male o non spesi, visto che la città si spopola di residenti e imprese; se nessuno si domanda come mai la Curia sente il bisogno di ricorrere al microcredito, come avviene nei Paesi del terzo mondo, per sostenere un numero sempre maggiore di famiglie del ceto medio che non ce la fanno ad arrivare a fine mese; se nessuno si domanda perché, con due Università prestigiose, è difficile che un giovane dopo la laurea si fermi a vivere e lavorare in questa città; se tutto questo è stato assimilato come un male con cui ci si abitua a vivere, tanto vale invocare che qualcuno stacchi la spina. La soluzione ai problemi del turismo non può essere qualche tabellone con il decalogo dei comportamenti lasciato marcire attorno a Piazza San Marco, nè qualche commovente e stoico appello gracchiato sui vaporetti che invita a tenere pulita Venezia. In città si sprecano i dibattiti, ma nel luogo dove il dibattito viene istituzionalizzato - il consiglio comunale - si discute sempre meno. Le decisioni che contano, anche per come è fatta la legge sulle amministrazioni locali, vengono adottate spesso in giunta o con determine dirigenziali che a volte risultano sconosciute anche agli stessi assessori. E certe riunioni di Municipalità assomigliano più a reality show che a palestre di buongoverno. Sperare in una svolta che arrivi dalla società civile sembra un'utopia. La classe degli intellettuali locali invecchia, si assottiglia con il tempo e somiglia a un club di Cassandre. Quella economica è proiettata all'auto-conservazione. Decenni di turismo di bassa qualità hanno prodotto un ceto imprenditoriale su misura - le tanto invocate "categorie" - frammentato, blindato con logiche corporative e qualitativamente livellato verso il basso, salvo rare eccezioni. Il connubio tra cervello e portafoglio, tra capacità intellettuale e capacità imprenditoriale, si è spezzato da anni. Chi dice che a Venezia manca una classe dirigente e imprenditoriale ha però ragione a metà e compie l'errore di guardare solo al di qua del ponte. Perché la vera classe dirigente cittadina ormai è a Mestre, figlia di quei veneziani emigrati in terraferma, dove si sta formando una generazione di imprenditori e professionisti, che però sono pur sempre veneziani. Se è vero che la città è una e indivisibile, uno dei semi della rinascita ce l'ha già al suo interno.
Davide Scalzotto

 

18/12/2006 - Concorso "Un Logo per la Campagna Sfratti Zero!"

L' Alleanza Internazionale degli Abitanti ha lanciato un concorso internazionale aperto a tutti coloro che hanno talento nel design e vorrebbero contribuire come volontari nella lotta per il diritto alla casa senza confini.
Lo scopo di questo concorso è di creare un Logo ufficiale che sarà utilizzato come segno distintivo della "Campagna Sfratti Zero - IAI".
Questo Logo sarà il simbolo identificativo di coloro che lottano per il diritto alla casa senza confini, rafforzando così la loro visibilità e i loro obiettivi.
Il Logo sarà ufficialmente presentato durante il World Social Forum (Nairobi, 20-25 Gennaio 2007) per lanciarlo e diffonderlo a livello mondiale.
Scadenza per la presentazione: 23 Dicembre 2006
Maggioni informazioni a: http://www.habitants.org/article/articleview/1769/1/475

 

14/12/2006 - San Giuliano, il trasloco è pronto i capannoni all'ex Italiana Coke

Tratto da "Il Venezia" del 14 dicembre 2006 – pag. 29

Gli operatori del consorzio di San Giuliano sono pronti a traslocare nell'area Italiana Coke.
E a liberare la futura passeggiata del parco. Ma non vogliono accollarsi le spese dell'operazione. Ieri c'è stato un proficuo incontro tra l'assessore all'urbanistica Gianfranco Vecchiato, il suo braccio destro Giovanni Battista Rudatis, l'avvocato del consorzio Alberto Pagnoscin e l'architetto Mar. Una riunione importante perché ora, quasi tutte le parti interessate sono d'accordo: l'area dell'Italiana Coke sembra quella migliore per ospitare i 18 capannoni del Consorzio. Quasi tutte, perché l'A ut o r it à Portuale, che ha in concessione l'area dal Demanio traballa ancora .
PROBLEMI ed eventuali contrattempi non mancano: un elettrodotto da interarre, un binario ferroviario che si pone nel mezzo, tra banchina e terreno, un lavoro in corso di banchinamento ad opera di Edil-Venezia che dovrebbe concludersi nel 2008. E poi chi paga l'operazione milionaria? «In un documento contenuto nel piano del parco - spiega Pagnoscin - c'è scritto che in caso di spostamento degli operatori sia l'amministrazione a doversi far carico di una parte della spesa, noi eravamo disposti a pagare se fossimo rimasti dove siamo, divenendo proprietari, ma qui si tratta d'interventi costosi in terreno demaniale».
Ma il Comune storce il naso.
Questi ed altri nodi dell'operazione verranno sciolti in una sorta di conferenza dei servizi, che si riunirà per fine gennaio e coinvolgerà Autorità portuale, Fs, Magistrato alle acque e tutti gli enti coinvolti dall'operazione San Giuliano. Intanto l'architetto Mar si è impegnato a stilare un progetto di massima sull'area Italiana Coke mentre gli operatori di San Giuliano hanno chiesto che per i due-tre anni necessari a concludere l'operazione vengano rilasciate le autorizzazioni attese per gli adeguamenti. «Mi riferisco alle autorizzazioni per mettere a norma gli scarichi - spiega Pagnoscin - così come a quelle per effettuare i tamponamenti, alcune le attendiamo da almeno due anni». L'area ex Api, segnalata come luogo alternativo è ancora in lizza. Nonostante tutta la discussione anche ieri, si sia concentrata sull'Italiana Coke. Anzi, per quegli operatori che muovono barche di 22/25 metri sarebbe perfetta. Ma per il suo utilizzo serve una variante urbanistica possibile solo con gli strumenti del Pat ed i tempi, in questo caso, raddoppierebbero. MA.BO.
News correlata a: [ Dibattito sul Parco di San Giuliano ]

 

11/12/2006 - Anche Santa Croce e San Polo entrano nel club del riciclo

Tratto da “La Nuova” del 11/12/2006

Anche Santa Croce e San Polo entrano nel club del riciclo Immondizia: follia ambientale della società dei consumi, grande affare per chi si occupa dello smaltimento e, per Venezia, incubo dei bilanci pubblici, alle prese con una città da 60 mila abitanti, che ne paga per circa 80 mila, ma ne produce e smaltisce ogni giorno per 110 mila: a fronte di una media provinciale di 500 chili scarsi di rifiuti pro capite 1'anno, per le statistiche (che non tengono conto dei turisti ma solo dei residenti) ogni veneziano ne produce oltre 850.
Il che, fatti due conti, significa un surplus di costi pari a 12 milioni di euro nel 2006, solo in parte coperti con le entrate della Ztl (i ticket sui pullman turistici passeranno nel 2007 a Asm), per il resto sanati dal- 1'amministrazione comunale, che ora ha deciso di battere cassa. Non dai residenti (la Tia non aumenterà, neppure per 1'adeguamento all'inflazione, ha assicurato anche 1'assessore all'Ambiente Belcaro), ma per le categorie. Ai veneziani, però, viene chiesto altro. Così, mentre 1'amministrazione si appresta a varare - tra le altre misure - un aumento della Tia pari a circa il 20% per la filiera turistica (alberghi, ristoranti, esercizi), altri 11 mila veneziani sono chiamati da oggi a modificare le loro abitudini, adeguandole ad un ritmo maggiormente ambientalista. Dopo le 12 mila utenze di Dorsoduro e San Marco, infatti, anche gli 11 mila residenti di Santa Croce e San Polo sono chiamati a familiarizzare con la raccolta differenziata.
Dunque, s'incomincia oggi con una giornata che certa- mente a molti servirà per liberarsi casa, per 1'ultima volta: a Vesta non si aspettano certo una partenza con il botto, dal momento che si giunge da una settimana alquanto difficile, tra assemblee del persona- le e feste.
Il calendario. Dunque, tutti i giorni il netturbino porterà via rifiuti organici e residui, che ai tempi del via della sperimentazione a Dorsoduro est venivano raccolti solo due, infine, tre giorni la settimana.
L'aspetto più fastidioso - dover convivere con i propri rifiuti per 48 ore - perciò, viene meno. Domani - come ogni martedì e venerdì - tocca a carta e cartone: devono essere consegnati puliti e legati con lo spago o dentro sacchetti di carta. Mercoledì e sabato, tocca ai contenitori di vetro, plastica e alle lattine (da quelle per le bibite a quelle del tonno o dei pelati), che vanno sciacquati e ripuliti dai residui di cibo. Qui 1'unica attenzione: nei giorni scorsi, Vesta ha re- capitato ad ogni utenza una confezione di adesivi, che vanno appiccicati sul sacchetto (uno qualsiasi) che contiene vetro, plastica e lattine. La dotazione dovrebbe bastare fino a primavera e Vesta provvederà a inviarne di nuovi.
Gli orari. E' il tasto delica- to della raccolta dei rifiuti, dif ferenziata e non: il rispetto dell'orario di conferimento, lo stesso dal 1993 (non prima del- le 6, non dopo le 8), ma mai adeguatamente rispettato.
Carlo&Giogio. Sono sin dall'inizio i testimonial di Ve- sta: come già hanno fatto ne- gli ultimi week end, anche sa- bato 16 incontreranno i vene- ziani in Pescheria, in campo San Polo e San Giacomo dal- 1'Orio, dove Vesta organizzerà alcuni stand informativi.
I risultati. Finora le categorie hanno partecipato con scarso entusiasmo alla raccolta, soprattutto a San Marco, dove pure sono numerosi gli esercenti. Risultato: a Dorsoduro la quota di rifiuti riciclati è del 29%, a San Marco del 26%. L'obiettivo per il 2007, è il 35%. Spiega Vesta che quando questa quota sarà raggiunta - ma in tutta la città: traguardo lontano - «sarà possibile contenere i costi della Tia».
News correlata a: [ Rifiuti ] [ Dibattito sui rifiuti ] [ NL 06.2005 - Il "Concorso che Puzza" ]

 

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